La logica dei cheater

Con il lemma cheater, meglio “cheat”, viene definita la tecnica che permette di barare, “imbrogliare”, all’interno di prodotto software d’intrattenimento elettronico.

Il trucco, o “cheat”,  può essere messo intenzionalmente a disposizione dagli sviluppatori a chi conosce il codice segreto (cheat code), oppure può essere ottenuto sfruttando un bug (errore di programmazione del gioco), o può essere ottenuto utilizzando un programma esterno.

Nel primo caso indicato un famoso esempio è il “God Mode”, ”IDDQD”, del videogioco del genere sparatutto in prima persona, prodotto dalla id Software, “DOOM”.

L’utilizzo di trucchi, di “cheat”, aiuta a lenire la frustrazione che si presenta in situazioni difficili da superare, ma al tempo stesso abbassa il grado di divertimento (anche detto fattore K) e annulla il concetto che sta alla base stessa del gioco: la sfida.

Nella sottocultura dei videogiocatori i “cheater sono quei pirla che solo perché non sono bravi a giocare a un qualsivoglia videogioco usano i trucchi”.

Nelle community di gamer il termine “cheater” ha sempre e comunque una forte un’accezione negativa.

Nella logica meritocratica di skills, riconosciuta dalle community di videogiocatori online, i “cheater” vengono sanzionati, normalmente bannati dagli admin o bannati su segnalazione di altri giocatori.

Raramente ai “cheater” viene concessa una seconda possibilità di ristabilirsi nella stessa community senza cambiare ID.

La logica dei cheater all’interno di una community stabile, con regole ben definite, risulta particolarmente fastidiosa, non solo perché abbassa l’aspettativa generale della sfida, ma perché introduce il concetto di risultato senza condivisione di skills, di capacità, di nuove visioni.

Ottenere un risultato senza mettere in gioco, e nel gioco, una quantità di attitudini, capacità, peculiari del singolo giocatore, o del gruppo, abbassa il livello medio della community, provocando un’immediata frattura tra gli utenti “skillati” e i cheater, che nel caso specifico vengono anche definiti, in modo dispregiativo, “niubbi”.

Il “niubbo”, il nuovo arrivato, che non si rende conto del livello medio della community e applica l’appagante regola del “cheater”, rivela una scarsa adattabilità al sistema complesso in cui si trova.

Ogni sistema complesso virtuale, però, ha anticorpi e possiede una logica evolutiva darwiniana che prevede, nel lungo periodo, l’estinzione di soggetti non adattabili o di skills incompatibili.

È la stessa community, con un moto spontaneo e reiterato di sanzione collettiva, che reintroduce nella logica del cheater la frustrazione spingendolo a cambiare sintema o attitudine.

Categories: Appunti
Trackback URL for this post: http://www.cheoperesearch.com/ita/la-logica-dei-cheater/trackback/

One Response to La logica dei cheater

  1. Pingback: Haus Fay Hotel